E ora vedo nebbia sull'inferno
che notte avea evocato chiaramente
nero e pungente qui, sotto lo sterno
dirimerlo dovevo con la mente
A consentire scorci dove vita
possa stagliarsi, molto oblio è concesso
potrebbe altrove solo tormentarsi
già, dopo quello che è successo
Chi ha assaggiato il male e il degrado
li fugge da lontano - scientemente
e sempre finge d'essere appagato
onde non sfigurar presso la gente
Non gli riesce d'apparir migliore
di quel che è - ma forse soffre meno.
Lo spirito più ardito e superiore
invece, sa uscire dal sereno
È forte, e si sobbarca quel contatto
che aggrava il sentor dei suoi ricordi
fisici e rischia di finire matto
o di sembrarlo, ai ciechi ed ai sordi
Che non voglion vedere né sentire
o banalmente non ne son capaci
animi che scordarono di ardire
se ne stanno lontano dagli audaci
Almen finché costoro non han vinto
e ora gaudenti stan su un altopiano
che dia sicuro sfogo ad ogni istinto
non si respiri più nulla di strano
Vittoria mia però è troppo lontana
acché possa agguantarla in tempi brevi
profondo il cuore mio non si risana
e forza ci fa camminare lievi
in ogni caso - e se anche non appare
e fuggono alla vista il combattente
lui si sa sempre meglio amministrare
compresa ogni scaglia contingente
Ma quell'oblio parziale è necessario
se vuoi dei sodalizi coi normali
devi essere accorto, ancor più che falsario
non fargli percepire quei mali.