E cosa mai può spegner la coscienza
ché tutto la trafigge amaramente
strano dover mi chiama all'esistenza
ma vera vita ancor non la consente
Non ho più invero voglia di far nulla
e colpi di coda sono i miei afflati
mi sforzo ancora di tirare a galla
giorni che son da tempo affondati
Cantai, per luoghi poco idonei al canto
esso si fece cupo e più stridente
non so quanto sia vano questo vanto
d'averlo fatto forte e chiaramente
Difficile è ritornar dormienti
dopo che ci svegliò un incubo nero
e intorno son le prove consistenti
che, purtroppo per noi, è tutto vero
E avulso alla realtà, l'amore muore
dovresti inoltre viverlo a ritroso
lo schiaccia come un rullo compressore
tempo che avanza cinico e imperioso
Risolvere dovrai l'ambiguità
che ti relega al prossimo frustrata
d'amore e odio - ma come si fa
senza redimer l'usurpato podio?
Ricordati che ancor non sei maestro
nel gestir forze che non son finite
e nel trovar ogni espediente onesto
ti possa far restare in superficie
Non sottovalutar quello che è stato
che interamente avrebbe indebolito
anche il condottiero più dotato
se mai gioia gli avesse consentito
E sai che quelli viaggiano leggeri
non carichi ed obesi alla coscienza
già per dover fondare nuova scienza:
cosa hai a che fare tu, coi condottieri?
Temi succeda - ed a qualcun lo hai detto
che non seppe trovare obbiezione
che altri quarant'anni in questo letto
ti aspettino di grigia afflizione
Che potei ribellarti in mille modi
e cambiamenti non ne hai visto alcuno
ebbene: verso differenti approdi
devi ancora tentare il mille-e-uno.
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