Quando ti sei prestato all'universo
tardivamente grida il tuo ripiego
su lui ch'è insopprimibile ed immenso
vuol riscattarsi, lui: si chiama Ego.
Per ciò che gli fu tolto iniquamente
esposto alla gogna e alla tortura
punite le virtù di cuore e mente
per la mortificata sua natura
Vuol ora un contrappasso esemplare
e ancora sulla Terra (non è morto!)
il mondo intero gli dovrà invidiare
la forza per la quale è risorto.
Gaudenti hanno dato per scontate
le condizioni che li han sostenuti
felici nelle epoche dorate
non sanno perché siam sì combattuti
e combattenti, lungi dall'approdo
non è da tutti ribaltar il banco
più facile è adeguarsi in qualche modo
ma non risolve i nodi del suo tempo
che limitano la felicità
opprimono le miglior parti
che vorrebbero vivere di qua
ma solo oltre posson riversarsi
Qui prendi i contentini necessari
a non soccombere: sono quelle reti
che dèi segnare, e son spettacolari
ti portan oltre, come questi afflati
Invero segni punti con costanza
ed epica è tutta la partita
soltanto, si respira a intermittenza
ed ogni vera gioia è differita
Ti chiedi ancora in quante latrine
dovrai tu soggiornar prima d'entrare
fiero e sereno in epoca affine
che il tuo valore seppe edificare
E non ci vuoi portare i nauseabondi
che han goduto odiosi da sta parte
ben evitando la guerra dei mondi
cui gioventù fu viva senza morte
Ebben: chi salirà su questa barca
già vittoriosa, sarà disonorato
dovrà alla nostra anima gloriosa
ogni piacer concesso e delibato.
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