Ennesima è la notte disperata
con l’auto in corsa a rimestar chi fossi
e foste voi – che la faceste ingrata
e inciampo ancor in bieche buche e dossi
susseguono, nelle vite normali
amori ed esperienze alla mano
cento di quelle sono cento strali
nel cuore santo, eroico del titano
e anco se è tardi, non cambierà nulla
mi chiedo a cosa vivo – conoscenza?
e resistenza stoica, dalla culla
ma mai di qualche gioia una parvenza
il subumano non mi sceglierà
ed io lo scelgo sol – ché non c’è altro
ma di farmi del bene non sarà
degno – potrà solo farmi torto
e s’alza come un’onda l’odio mio
allora che realizzo la distanza
tra l’emotività che vivo io
ed il plebeo nella sua esistenza
che nulla e nulla e nulla mai comprende
ma tutto giudica dall’alto in basso
e lo deturpa in maniere orrende
avendo in cranio, per cervello, un sasso
che cosa può salvar l’intelligenza,
che cosa può interromper la sciagura?
Nobile vita, in controtendenza
potrà raggiunger mai sponda sicura?
Ti visita ancor brama di morte
ché sembra proprio non valga la pena
resisti da decenni, e stessa sorte
ti giunge, ed ogni slancio si arena
più forte vedi e gridi all’ingiustizia
ma mai potrai tu fargliela pagare
quel che poteva essere ti strazia
senza la plebe a ‘l mondo dominare
quanti di questi appunti letterari
debbo annotar – com’esile riscatto
mentale e che preludono a incendiari
tempi, che rivoltino il misfatto?
Non voglio continuare ancor a lungo
in questa ormai inutile catarsi
voglio prendermi quello a cui tengo
concedere al mio cuor di dissetarsi
tardivo o niente – e niente di più triste
di questa scelta riesco a concepire
ma è davvero scelta, o qui si assiste
al più feroce e crudo divenire
di un cuore avulso, entro un contesto
che sancirà pertanto la costanza
dei risultati – e non godrai onesto
che una letteraria rimembranza?
Nemmeno quella, invero
e allora che vuoi fare?
Squarciar le nubi, finché il cielo nero
raggio di sole possa far passare?
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