Islanda

Islanda
arcobaleno sotto la cascata di Skogafoss in Islanda

sabato 15 febbraio 2025

Canto del testimone

 

Appieno ancora non trovai me stesso
ma mi ritroverai, ragazzo, tu
che prode salirai l’infero abisso
che vidi – e che vedrai in gioventù

Spero che tu mi renda questa mano
che avrò donato a te con i miei scritti
ed osservando me da più lontano
potrai i miei tratti mettere diritti

Ti auguro quella benedizione
che io non ebbi: Grande Libertà
ché solo grazie a questa condizione
l’animo tuo non soccomberà

L’epoca mia fu quasi proibitiva
quella in cui nuoterai, sarà peggiore
per ritornare a te la refurtiva
la Verità e una Vita assai migliore. 

Annasperai nei guadi più schifosi:
fissa sempre lassù la mia lanterna
resistere dovrai a dei torti odiosi
ma scrivere saprai, con mano ferma

E mi supererai ragazzo, sappi
del mio lavor non sono soddisfatto
che tu prenda il tessuto, e che lo strappi
voglio – fa ciò che deve essere fatto!

Abbi cura di te, comincia presto
serba il coraggio per quello che conta
uscire dal presente che - funesto
ti appiopperà ogni peso ed ogni onta

Tu vivi e studia solo l’essenziale
disperdere energie è proibito
e non da qualche stupida morale
ma dal consiglio mio, che son tuo amico

So che non mancherai, non son mancato
non mancarono, al tempo, i miei maestri
nessun con l’altro si è giammai scaldato
ma un continuo sono i nostri testi… 


Oltre il dolor e fieri dettar legge

 

Nel lucido vigor spirituale 
che bello è accettar gloriose sfide
ma quando l'intelletto non sorride
di fronte alla scalata, sente male

E non vuole sgradevole il suo viaggio
insegue una visione più corretta
di quello che si può chiamar coraggio
il pieno conquistar l'ultima vetta

Si passa entro snodi necessari 
e tutto è necessario ciò che soffre 
natura umana scansa i sorsi amari
ma agguanta il forte tutto ciò che offre

La vita, per salire altrimenti
oltre il dolor e fieri dettar legge
non succube pertanto è degli eventi
il nobile, e nel tempo li corregge

Li porta verso quieta perfezione 
esce dai labirinti del pensiero
in cui l'avea cacciato la stagione 
ostile, e dà il saluto al suo destriero. 




venerdì 14 febbraio 2025

Lago nero

 

Il cielo è un lago nero di morte
piove in me da intoccabile altezza
ad ingannar le anime stolte
alzo una spirituale fortezza

questo esoscheletro un po' mi difende 
sentieri in cui cercare la vita 
sono ancor accessibili - e dietro le tende
può essere lieta, piacevole, amata

Ma quella tempesta di vetri rotti
cui ti esponesti in giovane età 
chiama in risposta mondi distrutti 
e morte in un infinito aldilà 

Non sono il primo a subire nel cuore
l'oltraggio supremo: è antica legge
della virtù - soggiacere al clamore
da sempre estrema nemica del gregge

Maschere oscene nel macabro specchio
di un animo stolto,  sono le facce
dei nobili: ed ora, occhio per occhio
voglio dissolvere quelle bestiacce 

Orride già, e al naturale
ma lor non lo sanno: devo squagliare
i loro volti, sinché l'animale
non abbia ben espiato il suo danno.

Inesorabile, la stupidità 
avanza credendosi intelligenza
del giusto non può avere pietà 
eterna venera la parvenza 

In nome di essa prende le armi
pronta ad uccidere qualsiasi cosa
le si frapponga - e non saranno i miei carmi 
a sventarne la fiera discesa odiosa

Vi dico solo: non mi arrenderò 
sapere chi siete mi aiuta in tal senso
al vostro posto vi metterò 
cieli inferiori dell'universo.


giovedì 6 febbraio 2025

La morte è vita

 

Su questa spiaggia scorrono i rimpianti 
Re che non siamo stati, qui ed altrove
la sensazione netta che sia tardi 
per vivere nel giovanil colore

ma vedi, non sei privo d'esperienza 
non solamente quella positiva
è tale - dunque: abbine coscienza 
e investi ora su quella negativa

Sei spaventato inver di ciò che è facile
Sai, invece, cosa temono in te?
Dolor che spezzi il loro corpo gracile
Ti evitano? Questo è il perché. 

Mostra lei che sei forte, e su le spalle
sue non riverserai alcun fardello
non solo vita è tal, ma anche la morte
lei dovrà darti solo ciò che è bello

E se t'inebria questo sconosciuto
triplicherà le forze naturali
con cui avevi retto tutti i mali
ringrazierà che tu le sia piaciuto. 



mercoledì 5 febbraio 2025

L'incubo si svolgea senza riguardo

 

A quale inesistente entità parlo
colei che avverte i gridi disperati
del Genio quando muore – e ad ammazzarlo
sempre sono i plebei, gli spudorati!

nessuno può capir quanto li odio
orribili gaudenti senza onore
festanti sopra l’usurpato podio
da squallido ed inetto malfattore

tutto s’ingubbia di gioia leggera
e senza mai patir sinceramente
dolor riscuote a lui risata fiera
ché non lo prova, e ammazza il combattente

colui che da decenni si consuma
afflitto d’oppression centuplicata
qualsiasi atteggiamento egli assuma
non può mutar l’esito della giornata

Profonda è l’onta già, che grava invero
su questa umanità cotanto immonda
per l’infelicità del genio altero
che le si oppone e mai non l’asseconda

ma di quest’onta lei si fa un bel baffo
e la rigetta sopra l’iracondo 
Genio, che ad andar ben vien letto pazzo
e non vittima del potere immondo

Atroce umiliazion senza rivalsa
possibile sul prossimo che ancora
propone stessa feccia in ogni salsa
senza che all’orizzonte stia un’aurora

Non c’è speranza, vita è già perduta
passato segna indomito il futuro
mi torco dentro un letto di cicuta
gli alfieri del riscatto messi al muro

eran sol irrealistici pensieri
che ignoran biechi le fattezze avulse
del mondo, che quest’oggi è come ieri
e verso noi può aver solo ripulse

Suicida l’ideazion mi alberga in core
non l’assecondo – ché quegli assassini
di ogni verità stupran l’onore
con irruenza degna di mastini

Ma anche a stare qui – me la racconto
ch’io possa risalir, ci proverò
ma sol la quintessenza di un riassunto
sarà quel che io vivere potrò

Dare filo da torcere - anzianotti
alla morte plebea che ognor m’insegue
varrebbe ad aver giorni meno brutti
quando è già dentro me e non dona tregue?

Mi sono visto dentro una stanza
dalle pareti bianche ed imbottite
ad infantili oggetti dare danza
lungo giornate morte ed infinite

ma esiste una realtà ch’è troppo nera
perché possa ancor essere guardata
ed anche a pezzi, non è più sincera
la forza che la vuole sopportata

Io tiro dritto, però resto affranto
e ancor: parlo a qualcuno che non c’è
tessere con l’inchiostro questo manto
distende quanto il sesso fai-da-te

Posson passare i lustri, o cinquant’anni
menti ristrette piegan tutto a sé
sarò deriso da orde di furfanti
dall’anima più bassa d’un bidé

Dove mai ero andato? Qual azzardo
dominò tutta quanta la mia storia
per penetrarmi ovunque col suo dardo
e respirare sol cattiva aria?

Ancora ho scritto, qui, per non morire
rivolto a spiriti di altri mondi
nessuna voglia ho di ripartire
ma è meglio stare a galla, o se sprofondi?

L’incubo si svolgea senza riguardo
negli anni: ed era vero, era reale
e viver ora o vivere in ritardo
mi sembra scelta, già, tra bene e male.


Solo una propaggine del male

 

E soltanto dovrebbe, il mio nemico
sentirsi sconfitto dalla sua vittoria 
ottenuta profittando dell'intrico 
infame in cui mi cacciò la storia 

Invece, mai non se ne rese conto 
seppure volontaria abbia agito 
l'invidia che covava al mio confronto
e a rinfacciarla, io non sia riuscito

Mi attaccò con l'artiglieria pesante
e se ne ebbe a male, il presuntuoso 
se gli risposi - assai meno devastante
come potei, a quell'oltraggio odioso

Mi rovinò il riposo del guerriero
che già tranquillo non sarebbe stato
già che assai dissestato era il sentiero
ma il peggio, è non averlo svergognato!

Ed anche questo, non fu colpa mia
ma turpe su di me cadde il processo
che ancora non è chiuso - e così sia
in qualche modo emergerò lo stesso

Questo episodio ebbe un precedente 
un cane che poi si ammazzò da solo
cadendo, come un misero perdente
quando una nube oscurò il suo cielo

Probabilmente accadrà anche a questi 
ma mentre attendo che giri la ruota
non posso sentir stridere i miei denti 
rodere - rovinandomi la vita 

Son solo una propaggine del male
piccoli personaggi di contorno 
quelli di cui subisco il bieco strale 
ben altro è il mostro: e cova nel profondo 

Credevo più non mi sarei rialzato 
in forze dalla crisi quarantenne 
ma mi sbagliavo - ed ora è confermato
e credo che battaglierò perenne 

Se anche gli alti picchi giovanili
mai più non torneranno - non è niente 
saranno più brutali e più gentili 
i miei affondi, grazie alla mia mente

E un dì, mi prenderò quel che temevo 
già morto, spento, guasto, ormai perduto 
l'Amor - che solo illumina il sentiero
di luce tal che mai ho conosciuto.