Solo la carta
può accogliere il mio grido
sola, lei sola può capirmi
fuori è solo sterco nel vento
d’idioti gaudenti
che pestano sui solchi
delle ingiustizie dei loro simili
sanzionano le mie reazioni sacre e insufficienti
la mia furia impotente che ingrossa
le mie interfacce col mondo esterno
vivo in un doppio impossibile
agguantare ogni vero – per rivoltar la storia
e vivere qui adesso, adattandomi all’avulso
raccogliendo tempesta, senza recupero
alcuno né riscatto.
Tutto è guasto, per sempre
dove voi siete sani, per sano nutrimento
e sareste presto impazziti, se vi fosse mancata
qualche briciola o portata puntuale
ma io sono quello che deve accettare
che non deve fare una piega
che deve offrire e comunicare allegria
e anche laddove lo facesse, raccoglierebbe
ferro, carbone, algido distacco e rifiuto
oggi come allora. Qui non vale coraggio
o fatica, qui ogni sforzo generoso è vano
qui si sopporta e rilancia a oltranza
per l’anima del cazzo, si elabora la feccia
in ghirlande fiorite, che nessuno coglie.
Che me ne faccio della mia fierezza
peraltro incostante e subissata
di frequente dalla torma dei dubbi
e ritorta in vergogna? Immagini che dovrebbero
stagliarsi imperturbabili nell’Iperuranio
son sempre attaccate e distorte
guastate e capovolte. Vita
può essere solo questo
ma devo illudermi
del contrario.
sola, lei sola può capirmi
fuori è solo sterco nel vento
d’idioti gaudenti
che pestano sui solchi
delle ingiustizie dei loro simili
sanzionano le mie reazioni sacre e insufficienti
la mia furia impotente che ingrossa
le mie interfacce col mondo esterno
vivo in un doppio impossibile
agguantare ogni vero – per rivoltar la storia
e vivere qui adesso, adattandomi all’avulso
raccogliendo tempesta, senza recupero
alcuno né riscatto.
Tutto è guasto, per sempre
dove voi siete sani, per sano nutrimento
e sareste presto impazziti, se vi fosse mancata
qualche briciola o portata puntuale
ma io sono quello che deve accettare
che non deve fare una piega
che deve offrire e comunicare allegria
e anche laddove lo facesse, raccoglierebbe
ferro, carbone, algido distacco e rifiuto
oggi come allora. Qui non vale coraggio
o fatica, qui ogni sforzo generoso è vano
qui si sopporta e rilancia a oltranza
per l’anima del cazzo, si elabora la feccia
in ghirlande fiorite, che nessuno coglie.
Che me ne faccio della mia fierezza
peraltro incostante e subissata
di frequente dalla torma dei dubbi
e ritorta in vergogna? Immagini che dovrebbero
stagliarsi imperturbabili nell’Iperuranio
son sempre attaccate e distorte
guastate e capovolte. Vita
può essere solo questo
ma devo illudermi
del contrario.
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