E a risalir da pozze urticanti
m'ingegno a poetar - e m'impediscono
la via verso il pulpito dei canti
squallide macchie umane che intristiscono
Credevo d'esser libero: non sono
posso solo gestire l'incoscienza
che sia intermittente - ma il mio dono
vuol agguantare la sua gaia scienza
Scampoli di giustizia già strappati
al truce fiume ingiusto della vita
non bastano a sentirci riscattati
né a renderla davvero saporita
Ricordo gli anni sporchi e selvaggi
della filosofia - nei suoi albori
e quanto mi costarono i passaggi
per cui salì a stadi superiori
Sentiero del naviglio brucia dentro
per ciò che accadde già di mostruoso
ci passa sopra senza batter ciglio
l'estraneo - non sa quanto fu gravoso
Forse non ho bisogno di nessuno
e non perderò tempo più a guastarmi
cinicamente attingo da ciascuno
quel po' di buono che possa donarmi
Fede nella virtù è morta e risorta
già tante volte - devi ricordare
che non combatti per la massa stolta
ma a i tuoi pochi fratelli confortare
Continua ad imparare e a scolpirti
non t'impedisca questo il pessimismo
a ciò soltanto devi convertirti
che accenda la tua vita e il tuo lirismo.