Si alza ancora, flebile e infinita
penna mia che respinge la condanna
eterna e cerca un'altra via d'uscita
per qualche istante il dolore inganna
Deve aver fatto, quella strega immonda
meticoloso culto alla reliquia
sadico artiglio che tortura e affonda
la verità verso una morte iniqua
Del suo rancore il pazzo godimento
gustò lasciva entro lunghi anni
seguì allo stupro bieco smembramento
e lenta marcescenza nei decenni
passati nella squallida prigione
e s'affidò ad un coro di giurati
che procedessero all'umiliazione
sepolto sotto sempre nuovi strati
di fango, che ti penetran le ossa
e suscitano il grido più impotente
a uscire vindice da questa fossa
e a dimostrare già ch'eri innocente!
La vita tua rapì, con tanti altri
l'onore sequestrato senza istanza
alcuna di riesame e senza scaltri
modi ad uscir da quell'orrenda stanza.
Son altri imprigionati come me
nei cassonetti lerci della storia
cercai di liberarli già, perché
attingere si deve alla memoria
degli antenati, a liberar sé stessi
per trarre forza e renderla in cambio
e tutti insieme, meno sottomessi
potessimo agguantar ciò che fu nostro
Ma ancora sì lontano è il nostro tempo
dobbiamo coltivar piccole aiuole
ed innaffiarle, sinché da qui dentro
un giorno evaderan le nostre suole.
Nessun commento:
Posta un commento