Mille volte passai nell'intrico di rovi
per averne sol letteraria rivalsa
ma per quanta verità io ci scovi
sono stanco di questa incolmata distanza
tra me e il mio prossimo, che il rovo non sente
l'ha creato, l'intrica ogni giorno
sicché mi sveglio gravato e dolente
e non vedo elementi amici all'intorno
Dal passato erompono mostri violenti
presidianti già il mio inconscio
e benché in me siano le prove evidenti
della mia innocenza, non lo sono a quel porco
Mi fustiga in silenzio, irremovibile
e non posso scagliarmi da qui
bieco fardello invisibile
notte e dì
Mi chiedo s'io possa cambiare registro
liberarmi di queste giornate troie
non assecondandone il passo sinistro
ma tagliando per liete scorciatoie
Ancor più devo aver sopravvalutato
l'empio che non conosce il dolore
il suo coraggio ingigantito
e con questo l'onore
E muovono le lor vanghe plebee
come bisturi entro gl'intimi sentieri
della mia storia, sentimenti, idee
l'incubo d'oggi è quello di ieri
In queste giornate torride o fredde
devo solo scansar l'uomo assente
che suole non esserci anche quando potrebbe
e non è quel che ti aspetti anche quando è presente
Tu scolpisciti duro e punta la meta
quell'amor passeggero finalmente giunga
sacrosanto eludi la realtà consueta
che non ti turbi, che non ti punga.
Nessun commento:
Posta un commento