Islanda

Islanda
arcobaleno sotto la cascata di Skogafoss in Islanda

domenica 30 agosto 2026

Canto d'esistenza

 

O libri, assassini della vita
scritti o letti, prendete la sua linfa

Nessun sentiva o sente
lo stridor del tutto e della parte

Ora sensi ottusi e ragioni brevi
significano salvezza

Non voglio più sapere
ciò che è in me e fuori di me

Esisto sparendo
Sparisco esistendo


sabato 29 agosto 2026

Dopo un gran concerto

 


Gran bella musica maestro
ma io voglio morire
come può uomo di ferro
sciogliersi ancora?
A che sopravvive, morto?
I suoi strati si chiamano Morte
I suoi occhi li sentono
Un ordigno a forma di donna
gli piove addosso – perdutamente
Cinico, scabro
Egli è perduto
nello sdegno apicale
E vede un’aria suadente
che non si può sentire
profili che non ci appartengono
Non capisce se quelle colline
possano essere penetrate
o no – ma gli ostacoli
Sono sostanze nemiche oppure
difesa o paura?
Ed esistono ancora sogni percettibili?
Colonna portante dell’esistenza
ne facesti a meno
C’è chi perde l’identità per questo
La bussola, il senso.
Anche solo per una parentesi vuota
Ma chi potrebbe affrontarmi adesso?
Cominciai a costruire la morte
tanti anni fa – ne scavai le fondamenta
L’azzardo morale – l’Isolamento
La strada tra i ghiacci mai battuta
Verso un ipotetico polo
Non accadde mai nulla del genere
nella storia
Ed è tardi per pentirsi
per riconciliarsi con l’umano
per farlo
Io sono spezzatino
intorno a cui ridono insetti
Umiliazione radicale e risalita inutile
E sono enigma indecifrabile
per loro – tuttavia giudicabile
Menzogna impera
Nessuno ha corpo per intendere
Non esiste una solitudine come questa
A che vale forza d’animo, contro l’incurabile
l’irrimediabile?
Ciò che dà senso al tutto
e ad ogni cosa, ciò che allevia e lubrifica
che affresca e scalda, che intride la realtà
e la solleva, non è esistito. Altri pilastri nemmeno.
Hai dovuto poggiarti su una follia
cresciuta fino a collassare su ste stessa
quella incompatibile con altri pilastri.
Non so a quale altare
rivolgere le mie preghiere
io non ho fede
asettico anche nella disperazione
proseguo cieco
fino a che posso.

Prima di naufragare

 

E per le filosofiche tue vie
digià esperto e pur, ancor t'infanghi
inviti nelle tue cristallerie
tutto a spaccar, rinoceronti e oranghi

E vedi intorno a te amici ignari
che collezionano nel loro regno
ben altre gioie, proprie dei normali
realizzi quanto cupo sia il disegno

E devi costruire alacremente
le piste di decollo e l'aviazione 
modernizzare - a far sì che il presente
qualche obiettivo possa bombardare

Portando a casa ciò che è necessario
se anche ferita mai non guarirà 
nemmen con una vita all'incontrario
sfasata per la vita resterà 

Arrendersi giammai, ma giuste mosse
devi far ora, già che il tempo stringe
non vuoi trovarti un giorno settantenne 
a rodere e avvelenarti il sangue

Onore già non è felicità 
e tu ti sei diviso in due filoni
nel primo realizzato per metà 
nell'altro, ahimè, sono ancor schiaffoni

Degno sei stato, ora vuoi provare
timido ad esser anche un po' felice
prima che il battello naufragare
tu veda - gli hai dato buona direttrice?

Non sai, e non ti importa più di tanto 
filosofia si spegne con la vita
e già non siano dita d'uomo stanco
ad inficiare tesi adamantina

Se un uom sul campo ha seminato peschi
non può veder spuntare dei banani
e rimirarlo poi con sguardi tristi
perché non ne raccoglie a piene mani

Tu hai coltivato i frutti del futuro
non potevi giovarne nel presente 
e se vuoi farlo adesso, di sicuro
devi cambiar semente. 




mercoledì 26 agosto 2026

L'isola dei biscotti

 

Di tormento fatal non s'è mai spenta
fiamma dell'uomo acuto di vedetta
nemico d'ogni scricciolo che menta
e mai consumerà la sua vendetta 

Verso una verità ch'è sempre incerta
e incerto un mondo, che pur non vedrà 
alacre nel lavoro e nell'allerta:
cosa mai lo può spingere colà?

Il non poter gioire altrimenti
per via diretta - o truce un superego 
che non giudica inutili i tormenti
e vieta sopra liete vie il ripiego?

Per me, entrambi - e sentivo la vita
andarsene da me, temendo il peggio
il non gustarne goccia nemmeno differita
ed il sentir s'è spento lungo il viaggio

In veste poi di squallido fallito
viaggiasti tu dinanzi ad occhi ignari
e d'altri disonori insignito
fosti - nella torma dei rancori

Mediocri poi ci chiaman "presuntuosi"
se avessero segnato su un milione 
UNO dei nostri gol miracolosi
lo avrebbero griffato sul giaccone 

In vita non si son mai fatti male
son pronti a ingigantir le loro inezie
e in cambio voglion gloria militare
risarcimenti, premi, ruoli e grazie 

Tu staccati da tutto, a un bel momento
non puoi viver col loro fiato immondo
pervaso nel tuo spirito fecondo
terribile è l'invidia del talento!

E dopo tutta la devastazione 
sigilla il risultato conquistato
l'azione della penna, la penna dell'azione
direi che a sufficienza hanno parlato

Seguir col bavaglino ogni infante
per sua natura aduso a sbrodolarsi
e farla fuor dal vaso di frequente
è impresa alquanto dura a sobbarcarsi

Serpeggia e punta quieto a un isolotto
il cui clima ti aggradi e ti distenda
che odori di vaniglia e di biscotto
e invitaci qualcun che a te ci tenga. 









sabato 22 agosto 2026

Livore aviario

 

Sicché alla mia mission convien la pausa
vera o apparente - a coglier l'incompleto
solo possibile: e scatenò la Causa
di vincer tutto intero questo tempo

Che ci volesse ben tutta la vita
nel mentre ch'era tolta alle mie carni 
era scontato: non la risalita
per mezzo dei miei atti e dei miei carmi

Vigliacchi d'ogni risma hanno infierito
su di una situazione allucinante
che niun di loro avrebbe mai gestito
ma io sono più duro del diamante

E quando già vi sottrarrò i pilastri
che indegni non avete costruito
farete solamente dei disastri
e vi deriderò puntando il dito

Vita che non avete guadagnato
vi gongolaste e mi sputaste in faccia
ma qui tutta la legna che ho ammucchiato
serve a bruciare voi: sordida feccia

Scorre ogni giorno nel mio sangue
veleno vostro - e per non soffocarmi 
dee diventare inchiostro nei miei carmi
e un giorno parlerà in tutte le lingue 

Ed agirà coerente alla mia altezza
quella che invidiaste dall'inizio
e sommergendola nella monnezza
virtù sottoponeste al vostro vizio 

Il vostro intero mondo è proprio questo:
una feroce gabbia per uccelli
maestosi - ed il giorno che ne esco 
scappate, a che io non vi sbrindelli.





venerdì 21 agosto 2026

Li lascio ammiccare

 

I regni impensati del concetto
ammiccano, e li lascio ammiccare
sappiano che non sono più un bimbetto
e la mia prua sa ormai dove puntare

Premio della conquista è portentoso
ma le mie carni sanno qual è il prezzo
per quant'io possa esser generoso 
lo Scopo - è chiaro - qui non vale il Mezzo

Sarete ravvolti dalla mia indifferenza
l'impegno mio non fu mai ricambiato
e già che di voi posso far senza

ritengo il mio tempo derubato
ma vieto i processi nella mia coscienza:
è stanca, ha già dato. 



mercoledì 19 agosto 2026

M'invento un fiore, un vento, una canzone

 

M'invento un fiore, un vento, una canzone
possan librarmi sopra questa melma
riaccendermi nell'intimo e darmi direzione
lanciarmi in essa con ardore e calma

La vita è debolezza e passo falso
indomito fastidio e la fisiologia 
coi suoi bisogni ha finor prevalso
sui sogni più elevati, su ogni via

Le condizioni, gli anni, la gentaccia
san spegnere non dico il grande sogno
ma il gusto per quel poco che ci piaccia
la grezza dimensione del bisogno

E l'animo, sbattuto e intorpidito
prono non è a gettare già la spugna
prende la penna e si rilancia ardito
verso tutto ciò che ancora agogna

Il metodo, perbacco, lo si può trovare 
a smaltir l'edificio di Cultura
senza perdere il buono, e superare
quella, e di questa Epoca le mura

E scampo troverai all'ottundimento
dei sensi - strapazzati dalla torma
grigia della realtà, alzerai il mento
sostanza agguanterai e anco la forma.

lunedì 17 agosto 2026

A che non possa

 

Deo risalir gli sputi e le scorie
che mi buttano in testa e sul mio cammino
e lo stesso con le passate storie
che hanno segnato il mio nero destino

Tutto è fastidio all'intorno 
ed un groviglio d'acciaio in petto
creato dallo squallido stormo
si scioglierà indiretto

Stimolo e chiave interpretativa
il guaio in cui mi sono cacciato
illumina il mondo la carne viva
e gli abominii del passato

Redimerò con me tutto quanto
mentre candela della speranza 
balugina, trema e si spegne ogni tanto
avrà un presente piacevole danza?

Ma voglio prendermi quel trofeo
stoico farò tutto quello che posso
a far sì che non possa sguardo pigmeo
scrutare distanza più larga d'un fosso.






sabato 15 agosto 2026

Mille volte passai

 

Mille volte passai nell'intrico di rovi
per averne sol letteraria rivalsa
ma per quanta verità io ci scovi
sono stanco di questa incolmata distanza

tra me e il mio prossimo, che il rovo non sente
l'ha creato, l'intrica ogni giorno 
sicché mi sveglio gravato e dolente 
e non vedo elementi amici all'intorno 

Dal passato erompono mostri violenti 
presidianti già il mio inconscio
e benché in me siano le prove evidenti
della mia innocenza, non lo sono a quel porco

Mi fustiga in silenzio, irremovibile
e non posso scagliarmi da qui
bieco fardello invisibile
notte e dì 

Mi chiedo s'io possa cambiare registro
liberarmi di queste giornate troie
non assecondandone il passo sinistro
ma tagliando per liete scorciatoie 

Ancor più devo aver sopravvalutato 
l'empio che non conosce il dolore
il suo coraggio ingigantito
e con questo l'onore

E muovono le lor vanghe plebee
come bisturi entro gl'intimi sentieri
della mia storia, sentimenti, idee
l'incubo d'oggi è quello di ieri

In queste giornate torride o fredde
devo solo scansar l'uomo assente 
che suole non esserci anche quando potrebbe
e non è quel che ti aspetti anche quando è presente

Tu scolpisciti duro e punta la meta
quell'amor passeggero finalmente giunga
sacrosanto eludi la realtà consueta
che non ti turbi, che non ti punga.


giovedì 13 agosto 2026

Respiro

 

Vita è sepolta sotto lo stagno
che impose a me nei bui decenni
l'indomita coltivazione del sogno
tra le mie braccia io lo contenni

Forse il Fato mi utilizzò 
tramite il senso di un dovere iniquo
verso i suoi scopi mi indirizzò 
ripagandomi forse nel prossimo mito 

Cosa si sbatte dentro quest'animo
qualcosa che non troviamo altrove
crudo consente alla vita il minimo
e lentamente il tutto si muove

Nuova una lettera di dimissioni
provo a firmar, ma mi viene respinta
da me la critica di tutti i cantoni
vuole superbamente dipinta

O Verità, vattene al diavolo 
nutri la vita dell'uomo futuro
ma a quello presente non doni un cavolo
buona gli va se non lo metti al muro

Sento in un modo sordo, attutito
ogni piacevole dolce richiamo
potrò mai restaurare l'antico
impeto e prenderlo in mano?

Nessun sa chi sono: perché mi comporto
come se lo sapessero già?
Perché altrimenti non andrebbe in porto
fiera la nave - nell'aldilà...

Ora son preso dalla confusione
e so che nell'altre coscienze c'è il vuoto
l'accolgo come una benedizione
muovo le mani e respiro un poco.




domenica 9 agosto 2026

Sottobosco tagliente

 


Lungo il sottobosco dell’anonimato
sembra io possa vivere ed anche creare
ma il mio nome fu già talmente oltraggiato
che presidiano in me le sostanze più amare

taglia l’intollerabile pregiudizio
e l’attornia il mortorio della vita mancata
nessun può sapere chi sia questo tizio
per la strada che solo ha imboccata

mai non fu simile l’umiliazione
poiché più radicale era l’intento
in un uomo di lettere – e la frustrazione

richiese catarsi di più alto cimento
costante e precisa l’annotazione
della vita che bramo, della morte che sento.

Corretto presagio

 

Devo scrivere ancor, o posso distendermi?
Sono ancor verità da tenere al sicuro
ed altre da evincere? Ed assolvere intendi 
gli innocenti, e i colpevoli mettere al muro?

Tempo passa insolente - lo contrasta l'azione
saggia e viva sul corpo, che dee sostenere
quotidiana lotta, l'amoroso cantone
che si sperde lontano, e il pensiero più accorto

È più solido il sasso che non di pastafrolla
che ho scolpito e che lascio ai miei discendenti
basterà un vigoroso taglia ed incolla 
e l'intuito che coglierà i miei intenti

La tensione è costante, ed entro mi strugge
alfier di verità, che i limiti suoi
non conosce - e la pace agogna e rifugge
poiché deve esser degna degli aristoi

Quella ch'è meno semplice da ottenere 
più la cerchi però, più ti opprime il presente
per la vita sospeso entro queste due ere
più sei triste nell'una, più nell'altra gaudente

Dimentica adesso il sadico adagio
che ti vuole solo ad affrontar tutto questo
ed accogli nel cuore il corretto presagio:
hai già fatto un lavoro pazzesco.

Lancia i tuoi contributi alla spicciolata
nello scrigno dorato, quando vita consente
ché dei posti strani laddove è stata
la tua anima è unico testimone vivente.