Rinchiuso in queste gabbie ancor non posso
esploder la mia collera irrequieta
nei gesti, contro l'orda che mi ha mosso
guerra - e ancor di vivere mi vieta
Devo ancor sublimar con eleganza
un impeto indignato e distruttore
e rendere poetica una stanza
dai muri lastricati di rancore
Non si prospetta innanzi a me rivalsa
ma già per sopravvivere io devo
accettar tutto ciò che non mi calza
e mendicare un posto da schiavo
Mediocri hanno avuto già servita
sopra un vassoio fulgido d'argento
ornata di praline, sì, la vita
non possono intuir ciò che io sento
Indotto hanno l'istinto a ragionare
frustrando la sua libera espressione
che a loro solo avrebbe da insegnare
lamentan poi la troppa tua ragione
La storia ha conformato dolce il letto
dell'esistenza alla lor statura
là dove si esprima il verbo, o il passo inetto
si trova conciliato, su misura
E dal passato sfocia nel presente
e fluirà perversa nel futuro
l'acqua di questo concetto irritante
che si declina, e i giusti mette al muro
Io, sol potevo far quello che ho fatto
lottar da giovane, a confortare il vecchio
che come lui, non gioirà affatto
ma sol potrà mirarsi nello specchio
Come colui che vede il suo successo
incipiente il trionfo dell'idea
cosa possibile soltanto adesso
dopo una vita sola in trincea
Lei mi sarà d'eterna ispirazione
ché non l'accetto e voglio vendicata
questa profonda e bieca frustrazione
vedrà una vita nuova, ribaltata
Per ogni stolto che vorrà insinuare
in me dell'ingiustizia lo stiletto
con stile lo saprò ben sublimare
tornito nella statua del concetto
Se ancora il concetto non è chiaro
s'esplicherà inconfutabilmente
sancendo che ogni giorno sia amaro
e s'imprima nel cuore della gente.
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